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Prossima fermata Fruitvale Station

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Un film di Ryan Coogler. Con Michael B. Jordan, Octavia Spencer, Melonie Diaz, Ahna O’Reilly, Chad Michael Murray.  Drammatico, durata 85 min. – USA 2013.

Quando vado a vedere la proiezione di un film in anteprima per poi scriverne, cerco di non leggere nulla in proposito, in modo da non avere aspettative e non essere influenzata dal giudizio degli altri. Meno ne so sulla storia e meglio è.

È la scelta che ho fatto anche quando sono stata invitata a vedere Prossima fermata Fruitvale Station.

Mi piacerebbe potervi dire di fare altrettanto, di non leggere nulla e di andarlo semplicemente a vedere, perché questo è un film che va visto in così, esattamente senza aspettative, in modo che il finale possa travolgere con tutta la sua potenza, come un treno in corsa.prossima fermata 2

Se siete capitati, però, su questa pagina, vi state chiedendo se potete portarci i vostri figli e allora sì che la storia va conosciuta, anche perché la visione forse richiede prima un po’ di preparazione.

Inizierò col dirvi che Prossima Fermata Fruitvale Station racconta una storia vera, quella di Oscar Grant, ragazzo di colore, poco più che ventenne, la cui vita è stata fermata dalla pallottola di un poliziotto della Bay Area Rapid Transit nella stazione di Fruitvale, nella notte di Capodanno del 2009.

La trasposizione cinematografica racconta le sue ultime ventiquattro ore: ex detenuto per spaccio di droghe leggere, con una compagna, Sophina, che ha appena tradito, una figlia di 4 anni e una madre davvero molto in gamba, interpetata dal premio oscar  (per il film The Help) Octavia Spencer.

Oscar è stato licenziato da una settimana, per sua negligenza, e sta cercando di non ricadere nel giro della droga. Sta anche impegnandosi per essere un compagno, un figlio e un padre migliore, anche se si muove lungo un filo sottile e la possibilità di scivolare incombe su di lui.
È la sera di Capodanno e, dopo essere stato alla festa di compleanno della mamma, va a festeggiare l’inizio del nuovo anno a San Francisco, insieme a Sophina e agli amici.
Su suggerimento della madre, prende la metropolitana, dove, nel viaggio di ritorno, un uomo, che aveva pregressi rancori nei suoi confronti, lo riconosce e dà inizio a una rissa.
Il treno viene fermato. Oscar con i suoi amici viene fatto scendere, mentre le ragazze riescono a scappare.
A questo punto accade l’assurdo (la scena è stata ricostruita piuttosto fedelmente, essendo stata ripresa da vari telefonini delle persone che viaggiavano su quel treno): Oscar e i suoi amici vengono fatti sedere per terra . Provano a dire qualcosa, a dare delle giustificazioni. Oscar si alza e gli viene intimato di rimettersi seduto.

Si risiede, ma viene dichiarano in arresto e sdraiato a pancia sotto per essere ammanettato.
E poi il poliziotto gli spara alla schiena.
Il film si chiude con la corsa in ospedale, l’attesa e il decesso.

Nella vita reale, leggendo in giro le testimonianze emerse nel processo, pare che il poliziotto, non riuscendo a mettere le manette a Oscar che era sdraiato a terra a pancia sotto, abbia detto che gli avrebbe sparato col taser (la pistola elettrica) per poterlo ammanettare e abbia poi finito per fare confusione con la pistola.

Testimoni hanno detto che dopo il fatto il poliziotto – e le telecamere hanno fornito conferma in tal senso – si sia portato le mani alla testa e abbia ripetuto più volte l’esclamazione “O mio Dio!”, mentre, secondo un altro, Oscar avrebbe detto “Mi hai sparato. Ho una figlia di 4 anni!”

Il tribunale ha accolto la tesi dell’errore e l’ha condannato a due anni per omicidio colposo.

prossima fermata 3

Comuque siano andati i fatti, la storia di Oscar lascia senza fiato.

Mi sono chiesta perché vedere un film del genere con i figli, un film che non lascia nessuna speranza.

Penso che questa storia offra la possibilità di parlare con i figli della responsabilità.

Il film ci mostra  che Oscar aveva una sua vita: era un figlio, un padre, un compagno. Non era perfetto, ma lottava ogni giorno per essere migliore. Aveva aspettative e sogni, come tutti. E questa vita ora, per quello che è stato giudicato un errore di un altro uomo, non c’è più.

A questo bisogna pensare ogni volta che abbiamo la vita degli altri nelle nostre mani: svolgendo una professione medica per esempio, pilotando un aereo o una nave, manovrando un mezzo pesante, ma anche più semplicemente, nel quotidiano di tutti noi, guidando una macchina.

Perché se anche un tribunale può assolvere, nessuno potrà restituire una vita perduta.

 

Simona Rivelli, scrittrice, autrice, blogger scriveremirendefelice.it

 

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