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Il ragazzo invisibile

2 comments

Un film di Gabriele Salvatores. Con Ludovico Girardello, Valeria Golino, Fabrizio Bentivoglio, Christo Jivkov, Noa Zatta. Titolo originale The Invisible Boy. Drammatico, durata 100 min. – Italia, Francia 2014. In uscita il 18 dicembre 2014

 

Quando mi è arrivato l’invito per l’anteprima de “Il ragazzo invisibile”, l’ultimo film di Gabriele Salvatores, ho accettato di partecipare con un pelino di preoccupazione.

I supereroi al cinema sono un genere redditizio e anche un po’ abusato, che rimpingua da anni le casse delle major americane.

Budget stellari, effetti speciali à gogo, i film che vengono confezionati sono un prodotto made in USA, che più di così non si può.

Il timore che il genere non fosse nelle corde del cinema italiano non era solo mio: la preoccupazione era diffusamente dipinta sui volti di tutti, giornalisti e blogger, per cui, alla fine, quando si sono accese le luci in sala, e si sono incrociati gli sguardi soddisfatti, abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo: “Il ragazzo invisibile” è un gran bel film.il ragazzo invisibile 1_cover.indd

Con il senno di poi, le nostre paure erano forse infondate; come faceva notare il produttore Nicola Giuliano, esempi di registi italiani che si sono cimentati in film di genere, che in apparenza non sembravano essere nel DNA italico, con risultati più che felici, ne abbiamo avuti: basti pensare a Sergio Leone con il western o a Dario Argento con l’horror.

Costato 8 milioni di euro, come un fotogramma di un “cugino” americano, la differenza nel budget ha portato gli autori a reinterpretare il genere: pur rispettandone i canoni, “il ragazzo invisibile”, più che sugli effetti speciali, che pur ci sono e sono tutti made in Italy, pone l’enfasi sulla trama, sulla psicologia dei personaggi, sulle loro emozioni.

La storia è quella di Michele, un ragazzino come tanti. Vive a Trieste con una mamma ispettore di polizia e non ha un papà. È innamorato di una sua compagna di classe, Stella, e perseguitato da una coppia di bulli.

Un giorno acquista in un negozio di cinesi un costume “da sfigato” per una festa di Halloween (strepitosi i costumi: da prendere appunti per il prossimo anno per le maschere dei figli), un’anonima tuta marrone, e la indossa per tutta la notte. La mattina dopo si sveglia scoprendo di essere diventato invisibile.

Michele, che, preso dall’euforia adopera il suo nuovo potere per rimettere in pari qualche torto subito, attribuisce alla tuta la sua condizione di invisibile.

In realtà, la sua invisibilità è un “dono” congenito, dovuto a una mutazione genetica avvenuta in conseguenza a un disastro nucleare, una peculiarità che lo rende prezioso per loschi individui e gruppi paramilitari russi, sulle sue tracce da quando il padre, per salvarlo, l’ha portato via dalla sua terra d’origine, la Russia.

Man mano che il suo potere gli si rivela, e cercando di proteggere se stesso e le persone care, Michele imparerà a conoscersi in quel periodo faticoso ma così straordinario della propria esistenza che è quello dell’adolescenza, che per tutti, supereroi o no, consiste nello scoprire di quali capacità ciascuno è portatore, i propri limiti e la propria unicità.

Come per i “cugini” di oltreoceano, “Il ragazzo invisibile” è un’operazione a tutto tondo: oltre al film, in libreria trovate il romanzo, edito da Salani e scritto dagli sceneggiatori (bravissimi) a posteriori, che noi in famiglia abbiamo cominciato a leggere, mentre la Panini per l’occasione è uscita con un fumetto, che è il prequel del film. La colonna sonora, pensata per un mercato internazionale, oltre a note musiche made in USA, è impreziosita dalle canzoni di giovani autori italiani, vincitori di un concorso creato ad hoc.

Un’operazione coraggiosa che merita di essere premiata, perché il cinema italiano presta per la prima volta attenzione ai ragazzi, con un film divertente, ma, allo stesso tempo, ricco di contenuti.

Del resto, come ha dichiarato il regista, citando il primo Spiderman (che, insieme al primo Batman, è il suo supereroe preferito) “grandi poteri generano grandi responsabilità”; la sua, dopo aver vinto il premio oscar, è quella di “girare film che ad altri non farebbero fare”, come un film per ragazzi o di supereroi, aprendo così la strada ad altri. Se, poi, questo “superpotere” viene adoperato per “contribuire a costruire l’immaginario dei ragazzi”, perché “loro sono il nostro futuro”, noi di mamme al cinema non possiamo che fare il tifo per lui.

Simona Rivelli, scrittrice, autrice, blogger scriveremirendefelice.it

 

 

 

 

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  1. Sergio Rivelli says:

    La storia di Michele è interessante. Lo andremo a vedere!

  2. Magari portaci i nipoti ;-D

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