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The Danish girl

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Regia: Tom Hopper

Interpreti: Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Matthias Schoenarts, Amber Heard

Trama: Einar Wegener pittore paesaggista danese dei primi del ‘900  viene convinto dalla moglie Gerda, anche lei artista, a posare vestito da donna. L’esperienza lo stravolgerà facendo venire a galla l’io femminile tenuto nascosto per anni. L’alter- ego  Lili Elbe, creato per scherzo, finirà per insinuarsi sempre di più nella testa e nel cuore di Einar, tanto da parlare di lei come un’entità distinta. Assieme alla moglie Gerda, distrutta dagli eventi ma incapace di abbandonarlo, inizierà un percorso di accettazione che lo porterà prima a Parigi poi allo storico e mai tentato cambio di sesso.

Premessa importante. Il film di cui vi parlo oggi non è certo una pellicola facile, né soprattutto una pellicola adatta ai più piccoli. Ma se avete figli adolescenti, nonostante riscontrerete forse, qualche resistenza in merito, portateli a  vedere “The Danish Girl”, film bello e importante e vi assicuro che non ve ne pentirete. Ora andiamo nel dettaglio.

Diciamolo subito, era un film rischioso, e non per la sola nonché spinosa (almeno per il nostro paese) tematica affrontata. Raccontare la storia di Einar Wegener e di sua moglie Gerda poteva dare vita o ad uno sterile esercizio di stile, o ad un melodramma. Miracolosamente, con “The Danish Girl” il risultato è stata la terza via.The_Danish_Girl 2

“The Danish Girl” ha una confezione curatissima. Scenografia  ottima, magnifici costumi, splendida fotografia, incorniciate dall’impeccabile colonna sonora di Alexandre Desplat. Ed un’anima incredibilmente elegante.

Hopper e soprattutto la sua sceneggiatrice Lucinda Coxon raccontano una storia difficile con una eleganza ed una dolcezza non comune.

Gli occhi sostituiscono il corpo, uno sguardo vale più di mille parole e per tutto il tempo del film noi respiriamo, soffriamo ed amiamo con Einar e Gerda.

Einar e Gerda sono due persone che, comunque, si sono amate e completate, per interpretarli ci volevano due attori pronti a rischiare davvero il tutto per tutto.

Ed arriviamo a loro, le colonne portanti di “The Danish Girl” senza i quali, probabilmente, non ne parlerei in termini così entusiasti.

Lo ammetto, lo scorso anno ho evitato “La teoria del tutto” perchè mi dava la sensazione di qualcosa di dannatamente furbo e, nonostante non mi sia piaciuto “Birdman” ho visto l’Oscar a Redmayne come una sorta di “scippo” ad un magnifico Michael Keaton. Bene, se quest’anno il buon  Eddie (sorry Leo..) facesse clamorosa doppietta non ci sarebbe nulla di scandaloso.

Al di là infatti della semplice, e comunque davvero impressionante, opera di mimetismo, l’interpretazione di Redmayne è quasi sublime. Perfetto nel tratteggiare le due personalità differenti di Einer/Lili nella prima parte del film, l’attore riesce ad essere sempre misurato e nei suoi occhi, rieccoli, c’è un pudore nel raccontare il tormento interiore di Einar/Lili, che non può non commuovere.

Ma la vera sorpresa è una  bravissima Alicia Vikander nei panni di Gerda, Donna di una intelligenza ed apertura mentale fuori dal comune, travolta degli eventi distrutta dal dolore per la perdita del marito a  cui, comunque rimarrà sempre accanto non lasciandolo mai durante il dolorosissimo percorso di trasformazione, percorso che cambierà entrambi, in questo caso emblematico il commovente finale. Forte, moderna, erano gli anni in cui gli omosessuali venivano trattati come schizofrenici da internare, combattiva, cuore e anima pulsante di tutto il film,  Un personaggio scritto magnificamente ed altrettanto splendidamente interpretato che, mi auguro frutti alla Vikander un meritatissimo Oscar.

Bravi anche gli altri attori, su cui brilla una brava Amber Heard, anche qui pronta a dimostrare di essere altro e non solo la bella moglie di un certo Johnny Depp.

Insomma, film di stampo classico nel senso più nobile del termine, “The Danish Girl” merita senza dubbio una visione.

 

Ilaria. Mamma prima di tutto. Con l’amore per il cinema. Blogger per passione. Diciamo che ho trasferito l’abitudine di annotare i film che mi sono piaciuti (e quelli che mi hanno deluso) dal quaderno piccolo ad un quaderno un po’ più grande. A futura memoria. (cinquecentofilminsieme.blogspot.com)
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