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La bella addormentata nel bosco

È tratto dall’omonima fiaba scritta da Charles Perrault nel 1697, ed è il primo lungometraggio girato in Super Technirama, la versione in 70mm della tecnica inventata dalla Technicolor.

Trama

tutta la storia accade perché la strega Malefica si offende per non essere stata invitata alla festa organizzata dal re e la regina in occasione della nascita della loro figlia Aurora. Per vendicarsi la strega condanna la piccola principessa a morire, punta da un fuso, al compimento del sedicesimo anno.

Per sfuggire al maleficio Aurora viene tenuta nascosta nel bosco dalle sue fate madrine, Flora, Fauna e Serenella e trascorrerà comunque un’infanzia serena.

Ma il giorno in cui rientrerà nel castello, esattamente il giorno del suo sedicesimo compleanno, Aurora viene intercettata dal corvo di  Malefica, che riuscirà a portare a termine il suo diabolico piano. Aurora si salverà grazie al dono, fatto a suo tempo dalla fata Serenella, della possibilità di non morire,  ma di cadere in un sonno profondo e dall’amore del principe Filippo, che aveva incontrato nel bosco e con cui aveva cantato e ballato,  che con il suo coraggio riuscirà a sconfiggere le forze del male impersonate da Malefica  e a risvegliarla dall’incantesimo con un dolcissimo bacio

E dopo parliamo

 La bella addormentata nel bosco è una fiaba nel vero senso della parola, incanta e porta gli spettatori in un modo fantastico senza pretese di educarli o altro. Non c’è infatti una morale o un’indicazione sul comportamento adeguato in questa storia, se non l’evidente contrapposizione tra due forze: quella benefica, costruttiva e quella malefica, appunto, distruttiva. Possiamo quindi assistere allo spettacolo, farci spaventare dalla strega cattiva, ridere con le tre divertenti fatine e farci cullare e trasportare dalla musica nella dimensione delle favole. E’ infatti adatto ai bambini più piccoli, anche se potrebbe piacere e ammaliare anche i più grandicelli e i loro genitori qualora decidessero di spegnere la parte più critica e pensante e quindi la mente, predisponendosi nel ruolo di spettatore che vuole gustare con gli occhi, le orecchie e il cuore. Successivamente, rimettendo in funzione i neuroni, potremmo individuare in questa fiaba  una metafora che potrebbe essere utile per affrontare i momenti in cui le difficoltà della vita, o particolari eventi che ci feriscono, ci potrebbero lasciare senza forze, portandoci ad avvertire una desolante mancanza di senso, di amore, di motivazione, in uno stato di inerzia, simile al sonno in cui cade Aurora.  E nel bacio del principe si potrebbe scorgere quello stimolo, che potrebbe essere qualsiasi cosa – un incontro, un’attività, un evento, un libro, un film, un corso, etc-  che arriva a risvegliare qualcosa che è comunque parte di noi e che deve solamente essere “toccato” per rigenerare vitalità, calore ed energia.

Curiosità

il castello di Aurora è quello che viene utilizzato in tutti i parchi a tema Disney  e anche nei loghi della Walt Disney Pictures.

Note

per rendere il film più realistico le scene furono girate modellandole sui movimenti compiuti da attori veri che interpretavano i personaggi dell’animazione.

VIOLENZA                                          

SESSO                                                   

TURPILOQUIO                                 

 

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