1

Marina

Un film di Stijn Coninx. Con Luigi Lo Cascio, Donatella Finocchiaro, Matteo Simoni, Cristiaan Campagna, Evelien Bosmans. Biografico, durata 120 min. – Italia, Belgio 2013.

In uscita l’8 maggio 2014

A casa mia circola un aneddoto che riguarda la famosissima canzone di Rocco Granata: il migliore amico di mio padre si era innamorato di una ragazza di nome Marina e aveva chiesto a lui di comprargli in città una radiolina portatile da regalarle. Quando gliela diede, lei l’accese e la voce di Rocco Granata cominciò a cantare “Marina”. La cosa fu presa come un segno, o, come direbbe Jung, una coincidenza significativa, e i due sono tutt’ora felicemente sposati.

Perché racconto tutto questo? Perché, quando mi è arrivato l’invito per l’anteprima del film, mi sono chiesta cosa ci potesse essere di tanto interessante dietro una canzone. Di storie come quella che riguarda mio padre e i suoi amici ce ne saranno a bizzeffe, ma, mi dicevo, da qui a farne un film! Avevo intravisto (cerco di non leggere quello che mi mandano, per non farmi influenzare), che la sceneggiatura si basa sulla biografia del cantante fino al successo della sua canzone più famosa, ma anche in questo caso mi ero chiesta cosa potesse esserci di tanto interessante nella sua vita da tenerci per un’ora e venti minuti incollati alle poltrone.

E, invece, Marina è un film bellissimo, emozionante, avvincente.

Narra sì una storia personale, quella di Rocco e della sua famiglia di italiani emigrati, ma è anche una storia universale, per tanti  motivi. Primo fra tutti perché racconta di un sogno, dell’ostinazione con cui Rocco lo insegue, che ci ricorda che ciascuno di noi ha un sogno, più o meno grande da realizzare, e i sogni, quando ci si crede davvero, quando non si molla davanti alle sconfitte,  si avverano; poi, perché la storia mette in primo piano il rapporto genitori e figli: quello conflittuale con il padre (interpretato da un bravissimo Luigi Lo Cascio), il quale in Belgio è venuto anche lui per inseguire un sogno e finisce per contrastare il figlio per proteggerlo, nel timore che la sua passione per la musica possa non portarlo da nessuna parte; e quello complice con la madre (un’altrettanto brava Donatella Finocchiaro), che, come molte donne dell’epoca, finisce per sostenereil figlio di nascosto dal marito, facendo del sogno di Rocco il suo sogno.Marina

Ma è  anche una storia che parla di emigrazione, quella dei nostri connazionali in Belgio, avvenuta nel secondo dopoguerra, un paese molto diverso da come lo conosciamo oggi, i cui abitanti mostravano insofferenza, se non proprio razzismo, nei confronti degli italiani e le cui leggi erano ostentatamente discriminatorie; un paese in cui era impensabile che il figlio di un immigrato potesse non voler fare il minatore, ma desiderasse diventare qualcos’altro.

Marina è anche una bella storia d’amore, che prende vita grazie alla bravura degli attori e del regista (già candidato all’oscar per Padre Daens). Il film, assolutamente da non perdere, sostenuto anche da un’ottima sceneggiatura (bellissimo il personaggio inventato di Helena/Marina), offre un’occasione preziosa per affrontare con i figli i temi citati sopra, ma soprattutto per parlare di immigrazione/emigrazione. Capire che non troppi anni fa eravamo noi ad andare nel mondo in cerca di lavoro, vedere le difficoltà che i nostri connazionali hanno affrontato all’estero, quando essere italiano significava essere emarginato e trattato con superiorità e diffidenza, può essere senz’altro più educativo di tante parole.

Frutto di una cooperazione tra Italia e Belgio, è tra i dieci film più visti negli ultimi 10 anni nei paesi fiamminghi. Da noi sarà nelle sale a partire dall’8 maggio.

 

NOTE: un paio di minuti dall’inizio c’è una scena di sesso tra i genitori di Rocco. Non si vede molto, perché all’epoca si usavano i mutandoni di lana, ma Rocco e sua sorella li vedono. Questo potrebbe innescare una serie di domande, per cui preparatevi. Più avanti c’è una scena di sesso fra Rocco e Helena, in cui si intravedono da lontano i corpi nudi. Poi escono all’esterno e si coprono con le mani, e accadono una serie di eventi per cui la scena è molto divertente.

Si parla anche di stupro. I segni sono i lividi sul viso di Helena. Un’occasione anche per parlare di violenza sulle donne.

 

 

1 thought on “Marina”

  1. Ho appena letto la tua recensione/critica del film MARINA. Mi è molto piaciuta e ho trovato simpatico il fatto che tu abbia usato, come incipit, il famoso aneddoto che racconto in casa da sempre!!! Non vedo l’ora di andarlo a vedere!…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *