La locandina: Il protagonista, un prete, bacia una donna
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La madre

La madre è un film di Angelo Maresca con Stefano Dionisi, Carmen Maura, Laura Baldi.

Molto spesso, quando si parla di preti, emerge tutta la nostra intransigenza verso una figura da cui spesso finiamo per pretendere una perfezione che non è di questo mondo. Io, lo confesso, cado in questo equivoco (che, ad occuparsi di sacro e divino, si debba automaticamente diventare persone migliori, cui non è concesso sbagliare) ed è forse proprio per questo che ho apprezzato così tanto questo film, molto intenso.

Liberamente tratto da un romanzo della Deledda,

nobel per la letteratura nel 1926, La madre è sviscera la crisi di un prete, Paulo (Stefano Dionisi), parroco in una chiesa romana, riuscendo a rappresentarne l’umana fragilità e restituendo allo spettatore la dimensione terrena di una figura a volte troppo idealizzata.

In virtù della sua umanità, Paulo, ha una madre, Carmen Maura, musa di Almodovar. Il film racconta anche il suo ruolo e la sua crisi parallela.

Di fronte all’innamoramento del figlio per la bella Agnese, Maddalena (questo è il nome della madre), dapprima si aggrappa in modo superstizioso e delirante alla sua fede. Spera che, attraverso il suo controllo e la sua preghiera, si spezzi la malìa che Agnese esercita su di lui e tutto possa tornare come prima.

Mamme e aspettative sui figli

La vita religiosa è ciò che lei, di umili origini, ha scelto per dare al figlio una vita migliore e la sua crisi rappresenta il suo fallimento.

Di fronte alla passione che travolge Paulo, le certezze di Maddalena, però, cominciano a vacillare. La donna ripercorre la propria vita,  si pone delle domande, mette in discussione le sue scelte di madre, fino ad arrivare, alla fine del film, a essere disponibile ad accettare che il figlio possa lasciare la vita sacerdotale; a non avversarlo ma a vedere questa scelta come una possibilità.

L’importanza della scenografia nel film

Il percorso psicologico di Paulo è sottolineato da una scenografia molto particolare. La parrocchia in questione, che in realtà non esiste, si trova all’interno del Palazzo della Civiltà italiana a Roma-Eur (conosciuto anche come Palazzo della Civiltà del lavoro). In stile razionalista, come del resto tutto il quartiere, la chiesa è fredda, essenziale; sembra essere un tutt’uno con il corpo asciutto e altrettanto essenziale dell’attore, creando così un luogo non tanto fisico, ma dell’anima, amplificando la solitudine dell’uomo di fronte ai grandi temi della vita e alle proprie scelte esistenziali.

 

Note: le scene di sesso tra Paulo e Agnese sono esplicite, inadatte a un pubblico di bambini.

Interessante invece per riflettere sul legame madre-figlio, sulla capacità delle madri di andare oltre le proprie convinzioni per poter essere vicine ai propri figli, anche se le scelte, alla fine, sono soltanto le loro.

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Scrittrice, life coach, parent e teen coach. Per saperne di più visita il profilo Linkedin

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