La locandina: il protagonista in sedia a rotelle, con il suo badante e l'amica Dot
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Altruisti si diventa

Altruisti si diventa è un film di Rob Burnett. Un film con Paul Rudd, Selena Gomez, Jennifer Ehle, Craig Roberts, Megan Ferguson, Ashley White. Genere Drammatico – USA, 2016, durata 93 minuti.

Tratto da un libro non tradotto in italiano, The Revised Fundamentals of Caregiving di Jonathan Evison, la storia racconta del rapporto tra Trevor, un ragazzo affetto da distrofia muscolare e il suo badante Ben. Entrambi si trovano in una fase di stallo nelle loro vite : Trevor, a causa della malattia, che lo costringe sulla sedia a rotelle e a dormire con il respiratore, vive confinato in casa, ingabbiato in una serie di rigide routine, mentre Ben non riesce né a formalizzare il divorzio dalla moglie, sebbene ormai viva separato da lei da tempo a causa di una tragedia che li ha visti coinvolti entrambi, né a scrivere.

L’incontro fra i due scuoterà l’inerzia delle loro vite: Ben convincerà Trevor a intraprendere il viaggio che aveva sempre sognato di fare,  da cui i due protagonisti della storia usciranno trasformati.

Un film brillante

Vedendo Altruisti si diventa è impossibile non fare un paragone con  Quasi amici. Entrambi i film raccontano il rapporto badante/disabile ed entrambi scelgono il registro narrativo della commedia per farlo. Se in Quasi Amici è il badante ad essere il perno della comicità, qui è Trevor a possedere un umorismo tagliente e dissacrante. Ama fare gli scherzi ai suoi badanti, che fuggono esasperati, come le tate del film Tata Matilda davanti alla ciurma di piccole pesti.

Il suo “forte”, oltre agli scherzi, sono le battute a sfondo sessuale e non mancano anche qui le parolacce.

Ma Altrusti si diventa è anche un road movie: il paesaggio diventa protagonista e il film si arricchisce di personaggi, man mano che si procede lungo la strada.

Il viaggio come metafora della vita

Trevor vive chiuso nel suo piccolo mondo, in una zona di comfort, in cui si sente rassicurato e, come lui, sua madre. Naturalmente ha un valido motivo per non uscirne, per avere paura: senza le sue medicine, senza l’ossigeno che lo aiuta a respirare, potrebbe morire. Il fatto è che, però, in questo modo finisce per non vivere.

Tutti abbiamo una zona di comfort, che ci protegge dal mondo esterno, ma, allo stesso tempo ci confina in un recinto. Sono le certezze, le abitudini, che abbiamo maturato nel corso della vita e di cui, spesso, non siamo neppure più consapevoli.

Uscire dal recinto significa assumersi un rischio, ma anche aprirsi alla vita, alle possibilità, a nuove esperienze.

Ma come fare?

Qualche anno fa ho letto

Dieci minuti di Chiara Gamberale

Nel libro la psicologa suggeriva alla protagonista di fare ogni giorno per dieci minuti una cosa nuova, diversa da quelle che era solita fare.

Questo esercizio mi piace molto e ogni tanto lo faccio anche io. Magari non con una scadenza così rigida, va bene anche una volta a settimana o al mese e senza vincoli di orario. Può essere trasformato in un gioco da fare con i bambini, con le loro paure, procedendo con piccolissimi obiettivi e facendo tantissima festa quando si è raggiunta la meta.

Per esempio, dopo aver stabilito le regole del gioco si può dire “Oggi mamma che non ama fare attività fisica non prende la macchina e va a piedi e, quando andiamo al bar, tu ordini la colazione. Sei d’accordo?” Naturalmente i passi da fare si scelgono con il consenso e vanno costruiti con complicità. Può agevolare trovare per se stessi una cosa buffa da fare, qualcosa che metta di più la cosa su un piano giocoso. Si potrebbe anche decidere che c’è un giorno in cui uno sceglie per l’altro: il bambino per la mamma (o il papà) e viceversa. Si possono fare un po’ di volte di seguito cose poco più che ordinarie e poi provare a mettere qualcosa di più specifico, che riguardi una paura.

Per trovare spunti potete leggere il libro oppure i suggerimenti di Chiara Gamberale in questa intervista all’autrice.

Spesso è difficile fare cose nuove

Ci sono bambini e ragazzi che tendono a sperimentarsi e a mettersi in gioco e altri che trovano più difficile fare cose nuove. A volte per noi genitori può essere un sollievo se un figlio ci dice che non se la sente di fare qualcosa che anche a noi spaventa, come per esempio andare a fare una vacanza studio all’estero. Il nostro sostegno come genitori, la fiducia e anche un po’ di incoraggiamento possono fare la differenza per loro. Per noi non sarà “comfort-ante” ma per i nostri bambini e ragazzi sarà sicuramente un arricchimento e li renderà consapevoli di poter superare i propri limiti e del fatto che al di là di quelli ci sono emozioni, esperienze, insomma la vita.

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Scrittrice, life coach, parent e teen coach. Per saperne di più visita il profilo Linkedin

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