Locandina seconda stagione di Tredici. Clay e le polaroid
0

Tredici – seconda stagione

Non leggete la recensione della seconda stagione di tredici se non avete visto la prima.

La storia del processo

Se nelle prime 13 puntate erano stati prima Anna la protagonista con il suo dolore, che episodio dopo episodio era andato crescendo, e la sua solitudine, che in parallelo si  trasformava in disperazione, e poi Clay con il suo dolore la sua rabbia, al centro di questa seconda stagione c’è il processo.

Il punto di vista si allarga: diventa tanti punti di vista, diventa la storia di tutti i suoi protagonisti, tra realtà e bugie. Così facendo si alleggerisce quella cappa di tristezza che aveva contraddistinto la prima stagione.

Non manca qui la violenza, anzi il tredicesimo episodio è particolarmente forte (specie dal minuto 38.20 al 40esimo), ma non è più vissuto tutto così in prima disperata persona.

Ci sono tanti segreti, ma non c’è più il Segreto.

Gli adulti, che nella prima stagione erano un mondo parallelo, diventano coprotagonisti. Anzi, questa stagione è la presa di coscienza del mondo adulto o almeno di quella parte che desidera prendere coscienza.

La rabbia la vera protagonista

Se, a livello di emozioni, la depressione era stata al centro della prima stagione, in questa seconda è la rabbia la protagonista, la rabbia di chi ha amato Anna, la rabbia dettata dall’impotenza, la rabbia delle vittime.

Sicuramente gli sceneggiatori sono riusciti a costruire una storia che cattura, ma è come se mancasse della coerenza narrativa della prima stagione, così come a volte mi sembra manchino di coerenza i personaggi.

La prima stagione aveva un chiaro obiettivo e la storia viaggiava dritta verso il suo epilogo.

In questa stagione la storia si disperde e in molti rivoli, alcuni dei quali forse superflui, e fatica a trovare un finale che non sia scontato.

Il potenziale educativo

Dal punto di vista educativo vengono approfonditi alcuni temi, come per esempio la necessità di consenso prima di avere un rapporto sessuale. In una delle prime puntate il counselor della scuola spiega ai ragazzi che cos’è e lo fa con le parole contenute nel materiale informativo la produzione mette a disposizione dei telespettatori.

Si cerca anche di comunicare con chiarezza gli effetti devastanti che la violenza sessuale ha su chi la subisce e di quanto, purtroppo, violenza e molestie siano comportamenti diffusi.

La scelta del suicidio viene sconfessata, Anna spiega che non ha registrato le cassette con intento vendicativo e i ragazzi trovano nell’amicizia e nell’amore un antidoto alle difficoltà della vita e alla depressione. Vita che rimane, comunque, molto complicata.

Per quanto riguarda i consigli di visione si rimanda alla recensione della prima stagione

 

Scrittrice, life coach, parent e teen coach. Per saperne di più visita il profilo Linkedin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *