La locandina. In alto i primi piani dei 4 ragazzini protagonisti. Sotto il titolo loro che camminano di spalle sulla ferrovia
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Stand by me – Ricordo di un’estate

Stand by me è un film tratto da un racconto di Stephen King di Rob Reiner, con River Phoenix, Wil Wheaton, Corey Feldman, Kiefer Sutherland, Richard Dreyfuss.

Crescere insieme

Ambientato nell’estate 1959 nella piccola cittadina dell’Oregon di Castle Rock, racconta la storia di quattro ragazzini, Gordon “Gordie” Lachance, Chris Chambers, Teddy Duchamp e Vern Tessio, in attesa di andare alla fine delle vacanze al liceo.

Un giorno Vern ascolta il fratello parlare con un amico del ritrovamento del corpo di un ragazzo. Poiché l’hanno scoperto mentre stavano commettendo un reato, non possono dirlo a nessuno.

Vern e i suoi amici inventano un po’ di scuse con i genitori per dormire fuori e andare così a cercare il cadavere di quello che pensano essere Ray Brower, un ragazzo scomparso tre giorni prima, dopo essersi allontanato da Castle Rock per raccogliere mirtilli.

L’occasione per i quattro amici di stare insieme in modo diverso, lontano dagli adulti, nel bosco, affrontando anche prove di coraggio e momenti di paura, crea fra loro un clima di intimità particolare, grazie al quale i protagonisti sono disposti a raccontarsi e a disvelare reciprocamente le proprie paure e i propri tormenti, ma anche sogni e aspirazioni.

Non c’è strada che porti alla felicità: la felicità è la strada

recita una frase che viene attribuita al Buddha (ma sull’autenticità della fonte nutro dei dubbi), che sembra essere l’essenza di questo film: non è importante dove si va, non è importante alla fine nemmeno trovare il cadavere. E’ il viaggio in sé ad essere importante e il viaggio è un viaggio dentro se stessi, che traghetta i protagonisti dall’infanzia all’adolescenza; il futuro che li aspetta è la vera meta.

Lasciare ai bambini i propri spazi

Guardando questo film, ho ripensato a tutte le volte che da bambina mi sono ritrovata da sola in gruppo, a questa particolare atmosfera che si creava e alle prove e alle sfide che affrontavamo (alcune pericolosissime, se le riguardo con gli occhi da adulta) e di come questi momenti siano stati davvero formativi.

Nel libro Il metodo danese per crescere bambini felici uno dei fattori di successo dell’educazione danese viene fatto risiedere nel concetto di “zona di sviluppo prossimale”. In sintesi, consiste nel dare ai bambini la possibilità “di fare e sperimentare cose nuove” lasciando loro gli spazi necessari “cercando di non intervenire a meno che non sia assolutamente necessario”.

Anche il gioco “pericoloso” ha una sua funzione: li rende consapevoli “di poter controllare la quantità di stress che riusciranno a sopportare”, qualità utile per la loro vita adulta. E’ dimostrata, infatti, la correlazione tra gioco vivace e abilità nell’affrontare lo stress.

Vita all’aria aperta

Esistono numerose ricerche che attestano i benefici del gioco all’aria aperta in generale e del gioco libero in particolare. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Jama Pediatrics il gioco all’aperto il bambino: 1) offre occasioni per prendere decisioni che stimolino la risoluzione dei problemi e il pensiero creativo perché gli spazi esterni sono spesso più vari e meno strutturati degli spazi interni; 2) incontrando meno vincoli sui movimenti motori grossolani e meno restrizioni sulla loro gamma di esplorazioni visive e motorie, inducono la curiosità e l’uso dell’immaginazione.

Inoltre, la risoluzione dei problemi che si verifica nel gioco può promuovere il funzionamento esecutivo, di cui fanno parte la pianificazione, l’organizzazione, il sequenziamento e il processo decisionale. Abilità utili anche per risolvere i problemi sociali.

Il gioco libero permette di risolvere dilemmi e conflitti che si presentano, incoraggiando i bambini a trovare compromessi e a cooperare. Questo processo può coltivare una serie di capacità sociali ed emotive come l’empatia, la flessibilità, l’auto-consapevolezza e l’autoregolamentazione. In altre parole, accrescono l’intelligenza emotiva del bambino.

Come mettere in pratica questi principi

Rispetto alle generazioni precedenti, è mutata la percezione del pericolo che noi genitori abbiamo oggi. Nel passato i bambini erano molto più liberi e nessuno si faceva divorare dall’ansia. Oggi non è più così. Lasciare liberi i bambini di giocare, però, non vuol dire abbandonarli a se stessi. Basta fare un passo indietro, guardarli senza essere visti, farsi trovare solo quando c’è effettivamente bisogno.

Approfittare poi di week end e vacanze per vivere la natura, esplorare, fare camminate in montagna. Trovare degli spazi dove possano giocare in sicurezza senza il bisogno di sorvegliarli. Magari con altri genitori e i loro figli, lasciando che i bambini formino un gruppo autonomo che possa esplorare in autonomia e gestire le dinamiche relazionali fra di loro.

Note sulla visione del film

C’è qualche parolaccia e qualche riferimento sessuale.

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Scrittrice, life coach, parent e teen coach. Per saperne di più visita il profilo Linkedin

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