La locandina del film con la bambina afghana
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Il taccuino di Ilaria – Il Future Film Festival 2018

Quello che non ho visto ma avrei voluto vedere al Future Film Festival

Un Festival, per qualsiasi appassionato di cinema, è una sorta di piccolo Paradiso. Se, però, l’appassionato in questione è anche una mamma, che, per giunta, lavora, sorge il problema di conciliare gli orari delle proiezioni con le esigenze personali… in parole povere è necessario fare delle scelte. Debbo ammettere quest’anno di essere stata abbastanza fortunata: i film che più mi interessavano erano concentrati la domenica, tuttavia un paio di pellicole sono rimaste, ahimè, fuori dalla lista. Due film diversissimi l’uno dall’altro eppure, secondo me, seppur a scatola chiusa, meritevoli di una visione.

Unsane – Steven Soderbergh

Il film d’apertura del Festival, purtroppo l’ho mancato. Vorrà dire che mi rifarò il 5 luglio quando, pare, verrà distribuito nel nostro paese. Ma cosa desta tanta curiosità nel nuovo film di Soderbergh che, per inciso, aveva annunciato il suo ritiro dopo il (mediocre) “Side Effects” (“Effetti Collaterali”), ed è ricomparso invece nel 2018 con 2 film, “Logan Lucky” e “Unsane”? Si tratta del primo film girato internamente con uno smartphone. Detta così sembra la morte definitiva del cinema, ma Soderbergh non è l’ultimo arrivato, e dovremmo essergli grato soltanto per aver girato “Traffic”, per cui a questo thriller psicologico una possibilità, secondo me, conviene dargliela.

 

The breadwinner

Per poter vedere questo film nelle sale avremmo dovuto, con molta probabilità, sperare in un mezzo miracolo, ma, per fortuna, a noi spettatori ha pensato Netflix che programma la pellicola con il titolo Sotto il burqua”. Tratto dall’omonimo romanzo di Deborah Ellis, racconta la storia di Parvana, una ragazza di undici anni che cresce sotto il regime dei talebani in Afghanistan nel 2011. Quando suo padre viene ingiustamente arrestato, si traveste da ragazzo pur di mantenere la famiglia. Fortemente voluto da Angelina Jolie,  candidato ai Golden Globe a agli Oscar è un tributo alla forza delle donne realizzato per parlare ai più giovani che meriterebbe un corposo sostegno. Io, conto di vederlo presto e parlarvene su queste pagine.

 

Fuori dalla mia lista è, purtroppo, rimasto anche il vincitore del “Platinum Grand Prix” – “Window horses – the poetic persian epiphany of Rosie Ming” storia di Rosie Ming, una giovane poetessa canadese di origini cinesi, che viene invitata a un festival di Poesia in Iran. Arrivata là, per la prima volta lontana dai suoi nonni iperprotettivi, conoscerà altri poeti che la costringeranno  a fare i conti con le sue origini e la sua storia. Finanziato in gran parte attraverso Indiegogo, tra le voci originali abbiamo Ellen Paige e Sandra Oh, si candida ad essere un fiore  bello e raro… speriamo non rimanga anche invisibile.

 

 

Ilaria. Mamma prima di tutto. Con l’amore per il cinema. Blogger per passione. Diciamo che ho trasferito l’abitudine di annotare i film che mi sono piaciuti (e quelli che mi hanno deluso) dal quaderno piccolo ad un quaderno un po’ più grande. A futura memoria (cinquecentofilminsieme.altervista.org)

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